Pd e Pdl insieme per una nuova memoria condivisa...
Pd e Pdl insieme per una nuova memoria condivisa...
In politica, a volte, capitano delle cose curiose. Capita che fatti,
apparentemente incorrelabili fra loro, risultino invece, ad una
disamina più approfondita, consequenziali ed interconnessi in un unico
disegno sovraordinato. Così accade che la creazione di un nuovo clima
costituente nazionale (di comune accordo tra PD e PDL) per riscrivere
il testo fondativo dello Stato (le famose riforme...) ed iniziative
territoriali finalizzate a ricreare una nuova "memoria condivisa"
siano apparentemente lontane, ma fortemente legate tra loro.
Ora, al di la' del fatto che qualcuno ci dovrebbe spiegare perche' ed
in che senso la nostra memoria sin qui' non e' stata condivisa
(insinuando sottotraccia che la nostra Costituzione non è
rappresentativa di tutto il Popolo italiano), vorremmo capire che
senso ha avuto, nel Consiglio Comunale di Empoli di ieri sera,
commemorare isituzionalmete (e per la prima volta) i fatti delle foibe
con le stesse modalità della commemorazione riservata alla
deportazione nazifascista del giorno della memoria (27 gennaio). Anzi,
paradossalmente, il tutto ha avuto ben piu' risalto con una ben piu'
fruibile seduta pomeridiana, con una folta presenza di pubblico (oltre
quello usuale), la presenza dell'emittente televisiva locale, dei
giornalisti, ecc...Insomma tutto fatto in pompa magna. Anche perché
era appunto la prima volta per il Consiglio di Empoli (il tutto tra i
sorrisi che lasciavano intendere “finalmente giustizia è fatta” dei
vari ex-post-neo fascisti accorsi di gran carriera per presenziare
all’evento). L'unica ragione che ci viene in mente è l'equiparazione
dei due fatti.
Nessuno, ovviamente, vuol negare il dramma di un pezzo di terra -
quello istriano - attraversato da fatti di conquista coloniale,
repressioni e deportazioni nazifasciste (ricordiamo che a Trieste
c'era l'unico campo di concentramento italiano gestito direttamente
dalle SS munito di camere a gas…); un pezzo di terra dove sicuramente
la reazione degli oppressi si è macchiata anche di delitti che nessun
comunista può e vuol negare.
Tuttavia, porre sullo stesso piano aggressori ed aggrediti, fuori da
ogni dibattito storico e storiografico, tentando di spacciare per
memoria storica condivisa fatti utilizzati barbaramente da chi allora
si e' macchiato dei crimini piu' terribili ed efferati per essere oggi
sdoganato e depurato da questi divenendo paladino di una nuova
costituente, ci pare, francamente inaccettabile.
E questo non tanto per i numeri delle vittime, perché un morto è
sempre un morto. Quanto perché, in guerra, l’aggressore non può mai
essere equiparato all’aggredito né, del resto, si può ragionevolmente
pensare di fare una commemorazione per ogni ingiustizia della guerra o
della società (altrimenti ogni giorno il Consiglio sarebbe impegnato a
commemorare qualcosa). Noi ci fermiamo qui e non vogliamo riutilizzare
le parole che ebbe a pronunciare un consigliere dei DS nel
(sideralmente) lontano 2004: “i morti muoiono con le bandiere di
quando erano in vita”. Inutile rimarcare per l’ennesima volta lo
slittamento del PD verso posizioni subalterne a 360° alla destra
rispetto alle già pur tiepide posizioni dei DS. Ed è inutile mettersi
qui ad argomentare storiograficamente i fatti per ribadire per
l’ennesima volta le verità storiche. Ci sono altre sedi rispetto alle
pagine di un giornale; ma ci sono anche altre sedi rispetto alle sedi
istituzionali del Consiglio Comunale che dovrebbe invece commemorare
solo quei fatti che hanno un valore simbolico per la nostra comunità
tutta e non solo per una parte di essa. Altrimenti perché non
commemorare in Consiglio, per esempio (ma ci sarebbero centinaia di
esempi) anche tutti i morti del Governo Tambroni o la strage di
Portella della Ginestra? Noi ricordavamo sin ora solo le deportazioni
nazifasciste non perché fossero l’unica tragedia della nostra storia,
ma perché rappresentano un fatto condiviso della nostra memoria su cui
tutti (nessuno escluso a meno di autoescludersi dal quadro della
legalità) fondiamo il nostro vivere associativo.
Noi siamo disponibili a qualunque discussione storica sulla “questione
delle foibe” ma non siamo disponibili a far sì che questo sia lo
strumento per riscrivere la Costituzione in nome di una nuova e più
matura memoria condivisa.
Sì perché un sottointeso ordine logico dei fatti nell’equiparazione
delle foibe con le deportazioni nazifasciste conduce ad argomentare
come segue: si dice che comunisti e fascisti erano in definitiva
uguali, che l’antifascismo non è un valore assoluto e fondante, che
quindi la Costituzione, essendo antifascista (e scritta anche dai
Comunisti) non rappresenta la memoria condivisa del Paese, e che
allora, dovendo ritrovare un nuovo equilibrio nella nostra memoria, va
riformata. Poi, tra le riforme ipotizzate in nome di questa nuova
memoria condivisa, si scopre che quegli stessi figuri che vorrebbero
equiparare nazismo e comunismo sono anche gli stessi che pensano di
modificare l’Art.1 della Costituzione per togliere il riferimento ad
una “Repubblica Democratica fondata sul Lavoro”….; ed allora il quadro
appare ancora più chiaro: riscrivere la memoria, attaccare
ideologicamente la Costituzione ed aver ancora più campo libero per
smantellare quei diritti previsti dal dettato costituzionale e che non
sono lì per caso: sono lì proprio perché la Costituzione nasceva
dall’antifascismo, dalla lotta partigiana ed anche dal ruolo
fondamentale della Sinistra e dei Comunisti.
Noi sinceramente siamo sconcertati per come il PD sia complice (più o
meno consapevole) di tale progetto.
E non capiamo in base a quale autorità il Presidente del Consiglio
(del PD appunto) abbia pensato di organizzare una simile
commemorazione.
Ma soprattutto come possa averlo fatto senza sentirsi in dovere di
coinvolgere tutti i gruppi consiliari, negando il dibattito e
fornendo, attraverso un’ospite esterno, una ricostruzione
storiografica unilaterale e senza possibilità di replica. Un
intervento che dai banchi del CC è arrivato ad argomentare che
Mussolini, tuttosommato, "non voleva sterminare gli slavi [come Hitler
con gli Ebrei] ma solo italianizzarli". Noi, nel totale e partecipato
rispetto per la vicenda personale dell’intervenuta, non crediamo che
ciò possa e debba essere memoria condivisa della nostra città!
Coordinamento Federazione della Sinistra
In politica, a volte, capitano delle cose curiose. Capita che fatti,
apparentemente incorrelabili fra loro, risultino invece, ad una
disamina più approfondita, consequenziali ed interconnessi in un unico
disegno sovraordinato. Così accade che la creazione di un nuovo clima
costituente nazionale (di comune accordo tra PD e PDL) per riscrivere
il testo fondativo dello Stato (le famose riforme...) ed iniziative
territoriali finalizzate a ricreare una nuova "memoria condivisa"
siano apparentemente lontane, ma fortemente legate tra loro.
Ora, al di la' del fatto che qualcuno ci dovrebbe spiegare perche' ed
in che senso la nostra memoria sin qui' non e' stata condivisa
(insinuando sottotraccia che la nostra Costituzione non è
rappresentativa di tutto il Popolo italiano), vorremmo capire che
senso ha avuto, nel Consiglio Comunale di Empoli di ieri sera,
commemorare isituzionalmete (e per la prima volta) i fatti delle foibe
con le stesse modalità della commemorazione riservata alla
deportazione nazifascista del giorno della memoria (27 gennaio). Anzi,
paradossalmente, il tutto ha avuto ben piu' risalto con una ben piu'
fruibile seduta pomeridiana, con una folta presenza di pubblico (oltre
quello usuale), la presenza dell'emittente televisiva locale, dei
giornalisti, ecc...Insomma tutto fatto in pompa magna. Anche perché
era appunto la prima volta per il Consiglio di Empoli (il tutto tra i
sorrisi che lasciavano intendere “finalmente giustizia è fatta” dei
vari ex-post-neo fascisti accorsi di gran carriera per presenziare
all’evento). L'unica ragione che ci viene in mente è l'equiparazione
dei due fatti.
Nessuno, ovviamente, vuol negare il dramma di un pezzo di terra -
quello istriano - attraversato da fatti di conquista coloniale,
repressioni e deportazioni nazifasciste (ricordiamo che a Trieste
c'era l'unico campo di concentramento italiano gestito direttamente
dalle SS munito di camere a gas…); un pezzo di terra dove sicuramente
la reazione degli oppressi si è macchiata anche di delitti che nessun
comunista può e vuol negare.
Tuttavia, porre sullo stesso piano aggressori ed aggrediti, fuori da
ogni dibattito storico e storiografico, tentando di spacciare per
memoria storica condivisa fatti utilizzati barbaramente da chi allora
si e' macchiato dei crimini piu' terribili ed efferati per essere oggi
sdoganato e depurato da questi divenendo paladino di una nuova
costituente, ci pare, francamente inaccettabile.
E questo non tanto per i numeri delle vittime, perché un morto è
sempre un morto. Quanto perché, in guerra, l’aggressore non può mai
essere equiparato all’aggredito né, del resto, si può ragionevolmente
pensare di fare una commemorazione per ogni ingiustizia della guerra o
della società (altrimenti ogni giorno il Consiglio sarebbe impegnato a
commemorare qualcosa). Noi ci fermiamo qui e non vogliamo riutilizzare
le parole che ebbe a pronunciare un consigliere dei DS nel
(sideralmente) lontano 2004: “i morti muoiono con le bandiere di
quando erano in vita”. Inutile rimarcare per l’ennesima volta lo
slittamento del PD verso posizioni subalterne a 360° alla destra
rispetto alle già pur tiepide posizioni dei DS. Ed è inutile mettersi
qui ad argomentare storiograficamente i fatti per ribadire per
l’ennesima volta le verità storiche. Ci sono altre sedi rispetto alle
pagine di un giornale; ma ci sono anche altre sedi rispetto alle sedi
istituzionali del Consiglio Comunale che dovrebbe invece commemorare
solo quei fatti che hanno un valore simbolico per la nostra comunità
tutta e non solo per una parte di essa. Altrimenti perché non
commemorare in Consiglio, per esempio (ma ci sarebbero centinaia di
esempi) anche tutti i morti del Governo Tambroni o la strage di
Portella della Ginestra? Noi ricordavamo sin ora solo le deportazioni
nazifasciste non perché fossero l’unica tragedia della nostra storia,
ma perché rappresentano un fatto condiviso della nostra memoria su cui
tutti (nessuno escluso a meno di autoescludersi dal quadro della
legalità) fondiamo il nostro vivere associativo.
Noi siamo disponibili a qualunque discussione storica sulla “questione
delle foibe” ma non siamo disponibili a far sì che questo sia lo
strumento per riscrivere la Costituzione in nome di una nuova e più
matura memoria condivisa.
Sì perché un sottointeso ordine logico dei fatti nell’equiparazione
delle foibe con le deportazioni nazifasciste conduce ad argomentare
come segue: si dice che comunisti e fascisti erano in definitiva
uguali, che l’antifascismo non è un valore assoluto e fondante, che
quindi la Costituzione, essendo antifascista (e scritta anche dai
Comunisti) non rappresenta la memoria condivisa del Paese, e che
allora, dovendo ritrovare un nuovo equilibrio nella nostra memoria, va
riformata. Poi, tra le riforme ipotizzate in nome di questa nuova
memoria condivisa, si scopre che quegli stessi figuri che vorrebbero
equiparare nazismo e comunismo sono anche gli stessi che pensano di
modificare l’Art.1 della Costituzione per togliere il riferimento ad
una “Repubblica Democratica fondata sul Lavoro”….; ed allora il quadro
appare ancora più chiaro: riscrivere la memoria, attaccare
ideologicamente la Costituzione ed aver ancora più campo libero per
smantellare quei diritti previsti dal dettato costituzionale e che non
sono lì per caso: sono lì proprio perché la Costituzione nasceva
dall’antifascismo, dalla lotta partigiana ed anche dal ruolo
fondamentale della Sinistra e dei Comunisti.
Noi sinceramente siamo sconcertati per come il PD sia complice (più o
meno consapevole) di tale progetto.
E non capiamo in base a quale autorità il Presidente del Consiglio
(del PD appunto) abbia pensato di organizzare una simile
commemorazione.
Ma soprattutto come possa averlo fatto senza sentirsi in dovere di
coinvolgere tutti i gruppi consiliari, negando il dibattito e
fornendo, attraverso un’ospite esterno, una ricostruzione
storiografica unilaterale e senza possibilità di replica. Un
intervento che dai banchi del CC è arrivato ad argomentare che
Mussolini, tuttosommato, "non voleva sterminare gli slavi [come Hitler
con gli Ebrei] ma solo italianizzarli". Noi, nel totale e partecipato
rispetto per la vicenda personale dell’intervenuta, non crediamo che
ciò possa e debba essere memoria condivisa della nostra città!
Coordinamento Federazione della Sinistra
Autore: due-calzini
Categoria: Nuovo ampio comunismo
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martedì, 02.02.10 20:19:08
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Un soldato fascista scrive mezzo analfabeta che intende sterminare, in Istria, tutti gli slavi perché son tutti COMUNISTI. Persino le SS, nei Balcani, si offesero per i rastrellamenti feroci del battaglione Mussolini e simili.
Rispondi votes: -1 giovedì, 04.02.10, 01:54:32NOI DIFENDIAMO LA NOSTRA VIOLENZA E NON LA VOSTRA _Gramsci a Mussolini in parlamento, allora come ora un parlamento nero fondato dal voto telediretto degli italioti.