Battere il pd e poi guardarlo con dolcezza.
Battere il pd e poi guardarlo con dolcezza.
Nichi Vendola travolge Boccia, Bersani e D’Alema. Una vittoria secca aiutata anche da gran parte del Pd pugliese e che gli apre una strada paradossale: divenire una possibile opzione per un partito in crisi
di Salvatore Cannavò www.ilmegafonoquotidiano
Una vittoria netta, pulita, secca. Un ceffone sul volto presuntuoso di D’Alema e un viatico a una possibile vittoria in Puglia. Perché di fronte al successo avuto alle Primarie del 24 gennaio Nichi Vendola a questo punto può vincere le Regionali in virtù di un consenso reale ottenuto, di una capacità di gestire la partita, resistere alle pressioni, trasformare la competizione non già in un bilancio sull’attività di governo ma in uno scontro in cui le personalità sono chiamate a luccicare per vincere. E Nichi certamente ha caratteristiche tipiche per navigare in questa democrazia incerta e crepuscolare che caratterizza la crisi italiana. Ma dove porta questa vittoria fragrante e cosa vuole dire anche alla sinistra italiana variamente collocata? Nichi Vendola batte il Pd ma non dimentichiamo che ci riesce anche perché una componente di quel partito si è riconosciuta in lui a livello popolare e di gruppo dirigente. Le dichiarazioni a caldo di Emiliano - «una sonora
lezione al gruppo dirigente del Pd, una vittoria meritata» - sanno di pistola fumante, indicando il nome e cognome di chi ha contribuito a mettere in difficoltà D’Alema - colui che si è battuto più di tutti per defenestrare Vendola e garantirsi l’accordo con l’Udc - e il partito regionale che non l’aveva voluto come candidato anti-Nichi. E di dichiarazioni soddisfatte dall’interno del Pd se ne sono registrate molte altre. A sinistra, invece, la vittoria rilancia con una carambola lo scenario di cinque anni fa, quello su cui aveva scommesso la Rifondazione di Bertinotti prima di perdere tutto: una sinistra che prova a incunearsi nelle convulsioni democratiche per prendere la guida del centrosinistra. Ci era riuscito allora, ci riesce ancora oggi. Perché le primarie pugliesi indicano che la sinistra radical-sociale prende la guida dello schieramento che in quella regione affronterà il centrodestra. Un po’ come avvenuto nel Lazio dove l’operazione - senza s
contri sanguinosi sul campo ma direttamente nelle stanze di compensazione delle segreterie - è riuscita ai radicali di Emma Bonino. Segno di un Pd sbrindellato, dilaniato dalle proprie incertezze di fondo - non tanto sui contenuti e la linea politica, sia chiaro, quanto sugli assetti e la tattica delle alleanze - dentro il quale si possono incunerare soggetti esterni. Verso il quale, forse, si possono anche lanciare Opa per provare a scuotarne la testa e le radici. E allora, la vittoria pugliese dice paradossalmente proprio questo: nel momento della sua innegabile vittoria Vendola - e la sinistra che egli rappresenta - diventa di fatto una figura \"interna\" al Pd e al suo schema di gioco. Se Nichi dovesse vincere le elezioni, quelle vere, la sua prospettiva costituirebbe un’opzione per l’intero Pd, una scelta possibile per il partito di Bersani che a quel punto potrebbe conoscere nuovi scossoni. La vittoria, paradossalmente quindi, non apre una prospettiva nuova per la
sinistra: perché nel futuro immediato, così come negli ultimi cinque anni, non traccia una nuova sinistra alternativa - che per vivere, come dimostra la storia di Rifondazione, avrebbe, necessariamente, bisogno di scindersi dalla strada del Pd e non governarci insieme - ma una variante del corso principale. E come nella Rimini di De André in cui Colombo «abortiva l’America per poi guardarla con dolcezza» anche Vendola ha travolto il Pd e ora dovrà prenderlo dolcemente per mano, portarselo dietro nella sua nuova avventura, garantirgli un futuro. Nichi lo sa fare. E potrebbe confermarsi un leader possibile per un Pd in frantumi.
p.s. Ci auguriamo che qualcuno rifletta davvero e seriamente sull’incapacità strutturale di Massimo D’Alema a fare politica. Il vero sconfitto di ieri è lui; colui che si giocò sul tavolo dei sondaggi la presidenza del Consiglio è ancora lui; e poi è lui che guidò la Bicamerale cadendo nel gioco delle tre carte di Berlusconi. Ha fatto una guerra per conto degli Usa e se ogni tanto ha vinto negli ultimi venti anni lo ha fatto solo contro Veltroni. Il che, è tutto dire.
Autore: due-calzini
Categoria: Nuovo ampio comunismo
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lunedì, 25.01.10 16:16:53
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Ma Vendola non è affidabile del tutto: sotto sotto sta col pd, e anche sopra sopra. E' un riformista anche se cita Gramsci. Si guarda bene dal citare il gramsciano "cazzotto nell'occhio"...
Rispondi votes: -1 martedì, 26.01.10, 13:48:58Naturalmente Vendola non è La Trippa...Tuttavia il suo riformismo che piace pure ai berluiscones la dice lunga. Quando il nemico vi loda, diceva LENIN, preoccupatevi...
Rispondi votes: -1 mercoledì, 27.01.10, 11:00:26D'Alema, intanto, da servo della borghesia, è stato premiato e messo bipartisan a capo del copasit (credo questa sia la sigla).